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Un weekend a Copenhagen

Dove si trova l’Hygge?

Questo è il primo articolo che scrivo dopo mesi e non perché in questo periodo non abbia avuto idee o argomenti, ma per la mancanza di tempo. Il 2026 è iniziato come una nuova vita per me, il motivo è scritto qui

In questi mesi ho capito ancora di più quanto sia importante il tempo e come decidiamo di destinarlo, le scelte che compiamo a un certo punto diventano strategiche e vitali per poter andare avanti nella giusta direzione senza perdere i pezzi. 

Così, eccomi qui, sul volo di ritorno da un weekend lungo a Copenhagen, una città che desideravo visitare da tempo, con l’Hygge dentro. 

È stata una strana sensazione, quella provata durante questo viaggio e, ho capito solo dopo, che esiste una parola che ne racconta e racchiude il significato.

“Il termine danese hygge (pronunciato hù-ganon ha una traduzione letterale in italiano. Indica l’arte di trovare la felicità nelle piccole cose e racchiude in sé i concetti di intimità, calore, benessere e convivialità. È uno stile di vita che si concentra sulla creazione di un’atmosfera serena e accogliente”.

Arrivati a Copenhagen abbiamo deciso di noleggiare la bicicletta, inutile dirlo, se non qui, dove? 

Ed è proprio grazie alla bicicletta, che sono riuscita a sperimentare questa strana sensazione. 

Tutti qui si muovono in bici, ogni tipo di bici, e non sono di certo io a dare questa notizia per la prima volta. La bicicletta non è solo il principale mezzo di trasporto, ma è molto di più, è uno stile di vita. 

Ho capito subito, infatti, che andare in bicicletta in Danimarca implica dei piccoli passaggi interiori necessari e selettivi. Un esempio? 

Il meteo cambia circa 3 volte al minuto, si passa dal vento, al sole, alla pioggia in meno di 60 secondi. Alla prima pioggia improvvisa dopo aver provato un secondo prima quel senso di calore dato dal sole, ci siamo riparati sotto a un porticato. Osservando però intorno a noi, ci siamo presto accorti che la vita procedeva come se nulla fosse: uno spolverino, il cappuccio e le infradito ai piedi e via che si va, avanti verso la propria meta. Man mano che la nostra permanenza proseguiva, ci siamo resi conto che era inutile cercare di preservare i capelli, il trucco e gli abiti asciutti, semplicemente bisognava andare, andare oltre, senza troppi problemi, come se l’essenziale fosse altrove. 

Incredibile come dopo poco ho iniziato a cambiare umore, senza preoccuparmi troppo dell’apparenza, semplicemente guardandomi intorno vedevo gente serena e noncurante, come se tutto scorresse nella più totale normalità

Ancora una volta la bicicletta mi ha insegnato a lasciarmi e lasciare andare. Non c’è niente che una doccia non possa sistemare, se calda ancora meglio. 

La bicicletta a Copenhagen non è del tutto rilassante, ci sono regole rigide e bisogna capirle alla svelta per non venire travolti. Le strade hanno spazio per tutti, vuoi camminare? Stai sul marciapiede, vuoi pedalare? Stai sulla ciclabile. Non c’è pericolo di non trovare il proprio posto qui. Così, se decidi di stare sulla ciclabile, beh, devi pedalare, ma pedalare per davvero perché le ciclabili non sono uno scherzo o un’allegra gita fuori porta. Ogni spostamento deve essere segnalato, ogni cambio direzione, frenata, devono essere comunicati per tempo. I ripensamenti non sono proprio ben accetti, perciò via che si va con convinzione prima che il flusso ti travolga. Niente telefono in mano, niente attraversamenti improvvisi e col rosso, rispetta le regole e nessuno si farà male.

Sulle bici cosa troviamo? Beh di tutto, e non sorridere di fronte a certe scene è praticamente impossibile. Ho visto cargo bike più affollate della metro di Milano durante la design week, bambini, famiglie intere, cani, bici su bici, generi di ogni tipo, dalla spesa a elementi molto più ingombranti. Il tutto con estrema nonchalance. Ed è qui che ho sentito l’Hygge, quando meno te lo aspetti, in coda di sera a un semaforo tutti in fila fermi in bici, con i pantaloni dentro i calzini e tutti un po’ bagnati, ecco, incredibilmente lì, ho sentito quel calore e quel senso di benessere, calma interiore e d’intimità. 

Non è facile non provarlo in una città così cozy, così ordinata e bilanciata. 

Non è facile non provarlo quando alle 6:30 la mattina ti trovi per strada durante una corsetta e scopri che la corsa è vissuta come un momento di estrema socialità. Non te lo aspetteresti che i Danesi siano dei chiacchieroni, e invece, riescono a correre e parlare per km e km, provare per credere. 

Per un attimo ho provato invidia per questo lusso. Il lusso di prendersi il tempo per fare una corsa tutti insieme prima del lavoro e poi inforcare la bici in sicurezza verso la giornata che ti attende. 

In bicicletta sono arrivata ovunque, anche in un ristorante stellato, dove la mia preoccupazione da italiana era essere lì con le scarpe da ginnastica e i pantaloni sporchi di olio di catena, ma una volta entrata ho capito che nessuno si sarebbe curato di me poiché tutti erano estremamente sportivi, in totale tranquillità e nessuno sguardo di stupore.

Non siamo al centro del mondo, spesso ce lo dimentichiamo.

Per quattro giorni mi sono chiesta che persona sarei stata se fossi nata in un posto così, sicuramente non freddolosa, mi sento di dire. Mi sono chiesta se tante delle mie paranoie sarebbero mai esistite e probabilmente la risposta è No! 

Dove e come cresciamo ci segna, è un dato di fatto. Siamo quello che siamo, va da sé e va accettato, ma il bello di viaggiare ed esplorare è proprio questo continuo mettersi in discussione e conoscere nuove sfumature di sé. Non c’è niente di più bello, a maggior ragione se in bicicletta. 

Torno a casa con la voglia di accorgermi di tutte le volte che l’Hygge sarà con me e di riprovare ogni volta quel senso di calore e intimità che la vita ci regala senza che nemmeno ce ne accorgiamo.

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