
In Maniva in bicicletta, con le mie gambe, ci sono arrivata, ma poi?
Cosa rimane di queste fatiche, che senso hanno?
Ciò che ho trovato durante il Valle Trompia Bike Festival ha lasciato un profondo segno.
Vengo dalla corsa e so che dopo le gare o gli allenamenti, è bello confrontarsi con la squadra e non solo, la condivisione è una gioia, e parleresti per ore della fatica trovata in un certo punto del percorso, i pensieri che ti hanno attraversato, come li hai gestiti. È intenso, ma si parla comunque di un post competizione. Personalmente non l’ho mai fatto per il tempo di gara perciò talvolta mi ritrovavo come un pesce fuor d’acqua.
Sabato 31 agosto è stato tutto diverso, nuovo, inedito, emozionante all’ennesima potenza.
Ho già parlato di come la bicicletta ha aumentato la mia attenzione, di come ha attivato i miei sensi, ma non avevo mai provato la condivisione con così tante persone sconosciute. Sconosciute, appunto, ma dopo una giornata così, passata insieme, ti sembra di conoscerle da sempre. Non perchè tu sappia tutto di loro, ma perchè hai condiviso dei momenti unici e intensi. Su quella salita c’eravamo tutti, non servono spiegazioni, lo sappiamo.
La condivisione porta immancabilmente empatia, vicinanza, ci si capisce con gli sguardi e chi ha avuto forza e voglia di essere lì in quel contesto ha una sensibilità diversa e una visione della vita sicuramente aperta e affascinante.
Alla partenza, la mattina a Concesio, conosciamo Marco che ci accompagna per un tratto e poi ci raggiunge qualche ora dopo, motorizzato, in Maniva. Non ci siamo detti molto durante il percorso eppure si è creata subito una sincera sinergia. La sera lo incontriamo e ci invita a cenare insieme al grande gruppo di ragazzi che da vari punti e con vari tipi di bici hanno raggiunto il campo base. Con alcuni di loro ho condiviso l’intera giornata, altri li conosco a tavola, e ascolto volentieri i loro racconti. Si chiacchiera di tutto, non solo di bici, c’è quella curiosità non scontata quando parli con le persone, quella voglia di chiedere, ma anche la sensazione che chi hai di fronte ti sta ascoltando, con attenzione, la stessa che metti nelle discese in bicicletta. Mi sento nel posto giusto e condivido anche io una parte di me. Mattia ha lavorato per una stagione come cameriere all’hotel Bonardi, proprio dove quella sera alloggio io e da dove, nello scendere, ho appena visto un tramonto stupendo seppur coperto da un po’ di foschia, non importa, è un altro regalo conquistato. Mattia mi dice che per quel tramonto ogni giorno si prendeva una pausa di 15 minuti, per poterlo osservare e chissà quali pensieri lo accompagnavano.

Condivisione, sincerità, curiosità. I primi tre valori che mi porto a casa.
Intensità e bellezza delle cose semplici, gli altri due.
L’intensità con cui vivi le emozioni e ciò che ti accade in queste situazioni sono uniche e ti lasciano dentro un’impronta che poi ritrovi negli occhi e nelle parole di chi riesce a provare le stesse sensazioni. Tutto è amplificato, anche la bellezza delle cose semplici, appunto.
Il primo sorso di birra dopo la salita arriva ghiacciato prima alle labbra con il suo amarognolo, poi direttamente al cervello facendomi rilassare istantaneamente, è una delle birre più buone che abbia mai bevuto, sa di fatica e soddisfazione. I primi abbracci dopo l’impresa sono di persone conosciute quel giorno, ma sanno di calore e amicizia. La doccia calda in hotel è forse meglio di quella fatta a casa dopo le vacanze, perché, ammettiamolo, il bagno di casa sappiamo essere la sensazione più bella dei rientri. Gli gnocchetti al formaggio e funghi e la pasta al Bagòss della cena sono i sapori più avvolgenti che il mio palato riesce a ricordare, colpiscono e si incasellano dritti nella memoria delle emozioni.

Un piccolo passo indietro in questo racconto. Prima di arrivare a cena scendo dall’hotel Bonardi con un ristretto gruppo di FIAB, quelli che sono rimasti per la serata. Tra loro c’è Ombretta, una signora dolcissima di Bologna che quella mattina, da sola, ha preso il treno alle 4 di mattina con la sua bici a seguito.
Ombretta non era consapevole di ciò che l’aspettava, e io le dico che a volte, l’essere inconsapevoli, non conoscere esattamente cosa ci aspetta, è la nostra fortuna. Lo dico io che, infatti, penso sempre troppo. Se sapessimo sempre tutte le difficoltà che ci attendono, probabilmente non muoveremmo un passo paralizzati, dalla paura.
Mi dice di non essere mai stata nelle zone della Val Trompia, che ha preso coraggio incentivata dalla gentilezza del Presidente di FIAB Brescia, quella gentilezza che non va più di moda. La gentilezza non va più di moda, no, ma quando la trovi ti travolge e ti chiedi il perché. Non c’è un motivo a tutto, ma ci sono ancora valori che sgorgano e, se li sappiamo accogliere, sono regali e insegnamenti preziosi.


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