
Io ho deciso di seguire lo scorrere del fiume Oglio fino al Po. Da sempre trovo che i corsi d’acqua abbiano un richiamo ancestrale; ci formiamo in acqua ed è come se questo marchio di fabbrica ci rimanesse dentro per sempre.
L’acqua rilassa, conduce, talvolta devasta, è indomabile, preziosa, veloce.
Si parte da Canneto sull’Oglio, un paesino “ciclo-strategico” della campagna mantovana. Qui ferma il treno che da Brescia conduce a Parma ed è possibile caricare le bici. Da qui parte il mio itinerario che in 47 km mi condurrà al Lido di Guastalla in provincia di Reggio Emilia, dove l’Oglio diventa grande Po.
Da piccola sono sempre stata negata in geografia ed è una cosa che mi porterò appresso anche da adulta. In realtà da piccola non ti insegnano quanto sia preziosa e vitale la geografia. Eh si, perché se per spiegarti come i fiumi diventano mare e di come questi si diramano, ti portassero a vederli coi tuoi occhi, probabilmente si imparerebbe di più.
Non voglio incolpare la maestra Paola per i miei limiti in geografia, ma sicuramente si poteva fare di meglio.
Così, a 34 anni, mi ritrovo ad apprezzare la geografia. In questo giro i corsi d’acqua vengono utilizzati come Garmin, un riferimento per trovare la giusta strada.

Da Canneto sull’Oglio si susseguono paesini con un fascino lontano dalle masse. Non c’è la vista lago o le colline toscane, tuttavia le stradine sinuose e non trafficate tra le campagne portano i pensieri a correre liberi tra il verde punteggiato di viola della natura a bordo strada, accostato all’oro bruciato del grano nei campi adiacenti.
L’umido si alterna al fresco e lo si percepisce sulle gambe che pedalano. La natura si rigenera, sempre, e magari tra una settimana il viola avrà lasciato spazio al giallo e l’oro al verde. Questi posti vivono grazie alla terra. Lo si capisce anche dal fatto che i trattori, seppur sia domenica, non sono fermi.

Il mio morbido zigzagare tra i campi è accompagnato dai cartelli del Gal Oglio Po, che con il loro impegno valorizzano queste terre promuovendo anche progetti bike friendly. Costeggio i canali, attraverso un paesaggio ricco di aree umide e bodrii. Arrivo a Commessaggio, collegato al territorio della confinante Sabbioneta da un piccolo ponte di barche. Entrando a Commessaggio provo un senso di benessere, quel benessere che solo quando arrivi in un posto nuovo con le tue gambe riesci a sentire. É sempre emozionante, quando si viaggia in bici in zone di sola campagna, arrivare nei paesini. C’è quella curiosità e quell’incognita di non sapere cosa troverai, che odori sentirai, se in piazza ci sarà il solito bar di fiducia e da chi sarà vissuto.
Il ponte di barche di Commessaggio è chiuso per lavori, peccato.
Venendo da Brescia non ho mai potuto apprezzare questa particolarità, tipica di queste zone. Il ponte di barche ha un fascino veramente unico, è un tessuto di identità lombarda, fa pensare a come un tempo ci si ingegnasse senza troppi mezzi e senza intelligenza artificiale. Questa particolare infrastruttura ha da sempre affascinato per le proprie peculiari caratteristiche di versatilità. Costruito letteralmente su barche tra loro collegate, sopra cui vi è posizionata una passerella idonea al passaggio di persone, mezzi e merci.

Da Commessaggio inizia una lunghissima strada bianca, uno sterrato costeggiato ancora dall’acqua, il canale Navarolo da dove di tanto in tanto si levano varie specie di uccelli. Il turismo qui è legato tanto alla natura, con la sua grande varietà di flora e fauna tipiche delle zone paludose, quanto alla storia, con città lacustri ed edifici risalenti al XVI secolo. Il Parco Oglio Sud con il suo progetto Fili Acqua asseconda e promuove la valorizzazione multifunzionale del reticolo idrico non circoscritta solo ai corsi d’acqua naturali, ma estesa anche alle canalizzazioni della bonifica e ad alcuni bacini artificiali originati da coltivazioni di cava ormai dimesse, che possono svolgere un prezioso ruolo di corridoi ecologici. Un breve, ma doveroso approfondimento.
Tornando a noi. Mentre pedalo presto attenzione al suono della gomma dei copertoni sui vari tipi di terreno. Ghiaia sottile, sassi, argilla, fieno, e poi lo scivolare costante sull’asfalto.

Supero altri paesini dove penso che se avessi più soldi potrei ristrutturare uno di quegli affascinanti ruderi vista canale e aprirci un bicigrill. La cosa curiosa è che tutto pare disabitato. Mi immagino la routine di chi abita le case affacciate sulla strada.
I pensieri corrono insieme alle mie gambe e mi ritrovo sul lungo e imponente ponte sul Po. Ci siamo.
I ponti alti e lunghi da sempre mi fanno paura, pedalarci sopra è per me una prova di coraggio. Mi do una pacca sulla spalla. Quello che mi aspetta al di là, è un’oasi sorprendente.

Il Lido di Guastalla è un ampio spazio in riva al Po e, seppur non sia balneabile, la gente è distesa a prendere il sole, o a leggere all’ombra di un albero. Mi fermo alla Locanda dei Pontieri, un ostello che strizza l’occhio al cicloturismo, complice anche la sua posizione strategica.
Una sosta qui, un caffè fronte Po che scorre velocissimo e potente, e si riparte.
Rientro dalla stessa strada e i paesini visti dalla prospettiva opposta sembrano inediti. Provo a cogliere nuovi dettagli, mi godo il rientro, consapevole della strada che ho fatto e del perché sempre più persone scelgano questo modo di viaggiare e di esplorare.
Uno scatto ai girasoli, tra i quali uno, controcorrente, mi guarda.
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