
Sempre della serie, l’universo ci manda dei segnali, l’altro giorno scorrendo il mio feed di Instagram, trovo questo post di Cecilia Roda alias Lilybris e penso che, è proprio vero, ciò che per noi è più importante e sensato arriva con il tempo e la pazienza, ma anche con la fatica e la consapevolezza.
Quello che voglio raccontare in questo articolo, non si limita ad un’esperienza sportiva, non è legato a un viaggio in bicicletta, ma ad un altro tipo di viaggio, non uno di quelli dove prendi l’aereo, un viaggio fatto di tanti inciampi, ma anche segnali positivi da saper cogliere. Ogni volta che si parte, per forza qualcosa dentro di noi cambia, e al nostro ritorno ci accorgiamo che ad aspettarci ci sono scenari inediti, basta saperli guardare con uno sguardo nuovo.
In questo blog, c’è lo spazio per raccontare le emozioni, nasce per questo, dalla necessità di espressione e proprio da questa necessità parte questo racconto.

Più di una volta ho cercato di dare ordine al rumore dentro di me, un rumore che non riuscivo a decodificare e che col tempo ho imparato a silenziare, ma invano, poiché ciclicamente si ripresentava e ogni volta sempre più assordante. C’è chi capisce subito cosa vorrebbe fare “da grande”, in cosa è portato, ci sono menti brillanti che hanno creato cose immense grazie a questo dono di saper capire e mettere a terra. Io no.
Per anni ho lottato con questa parte di me, non accettandola, poi ho capito che non mettersi etichette, non identificarsi in qualcosa in particolare, non essere accademica, forse era proprio una peculiarità da assecondare.
Per tanto tempo non ho saputo cogliere dei segnali chiari ed evidenti di cosa mi potesse davvero dare soddisfazione, erano davanti a me, e io, non riuscivo a dargli forma , mi sfuggivano perché volevo per forza arrivare a una soluzione definitiva e rivelatoria. Poi, piano piano, tutto è andato delineandosi, le mie scelte sono diventate più mirate, ho iniziato a togliere anziché a mettere, a lasciare andare anziché trattenere.
Sì, sto imparando a scegliere. Sembra scontato perché già durante una sola giornata prendiamo un sacco di scelte, ma quanto peso gli diamo? Quanto esse dicono di noi? Le parole che scegliamo, i gesti, come usiamo il nostro tempo? A cosa diamo valore? Cosa ci dimentichiamo? Sappiamo capirle davvero?

Viaggiare insegna tanto, apre gli occhi, ci toglie dalle certezze, ci porta ad osservare. Ad aprile di questo 2025 sono stata in Giappone e ho assaporato una cultura diametralmente opposta dalla mia e nella quale in parte mi sono trovata estremamente affine e a mio agio. Ero a migliaia di chilometri da ciò che chiamo casa eppure riuscivo a sentire appartenenza.
Pochi mesi dopo, ad agosto, ho fatto il mio primo viaggio in bicicletta e ho capito cosa significhi lasciare andare, sentirsi liberi, sentire anche qui di appartenere a qualcosa di immenso, ma allo stesso tempo di cambiare ogni istante e lasciare le certezze. In questo viaggio ho tolto peso e capito tanto.
Ogni volta che esco a correre, sento l’esigenza di farlo, a volte non ne ho voglia, ma ne sento il bisogno. So che quella fatica mi restituirà qualcosa, so che il rumore per quei 45 minuti o due ore diventerà musica e io ne sarò maestra.

Scrivere è sempre stato più facile che parlare per me, è come se avessi bisogno di una dimensione intima per esprimere al meglio i miei pensieri, dandogli vita e ritmo. Scrivere è la mia forma di espressione preferita, lo è sempre stata, anche quando andavo a scuola, nei temi ero brava, dicevano, e anche più dei secchioni.
Tutte queste informazioni che nesso hanno tra di loro? Apparentemente nessuno, ma solo apparentemente.
Ho capito poi, che invece, di senso ne avevano eccome, l’ho capito quando mi sono voluta finalmente vedere.

Siamo sempre bravi a guardare gli altri, talvolta a giudicarli, ma quando si tratta di noi diventa materia difficile.
Ho unito i puntini e capito quale potesse essere il modo più affine per vivere seguendo la mia natura.
Alla fine di questo 2025 ho rassegnato le mie dimissioni, dopo 12 anni di lavoro da dipendente, per intraprendere una carriera da libera professionista.
Ho deciso di lasciare le mie certezze per farmi sorprendere come durante un viaggio in bicicletta, per riuscire a sentirmi me stessa come durante una corsa, per conoscere e contaminarmi come durante un viaggio, ovunque esso sia.
Ho scelto di organizzare il mio tempo, di sentirmi libera nei limiti del possibile, ma soprattutto di divertirmi.
Quanto è costata questa scelta (?), tanto, tantissimo. È stato un viaggio lunghissimo, fatto di cadute, schiaffi, ma anche fiducia. Ed è solo l’inizio perché, l’obiettivo, non è arrivare. Per la prima volta ho deciso di darmi fiducia e di darla alla vita.
Quando ho scelto di correre la maratona di New York, anni fa, ho pensato: “che figata!” prima di “che fatica”.
Ecco, è come se davanti avessi una maratona che non finisce al 42esimo chilometro, ma prevede dedizione e voglia di fare, ma anche scoperta ed emozioni.
Il rumore sta diventando un suono più riconoscibile, la mia musica, il mio ritmo.
Non è mai facile, ma è meraviglioso crederci e avere pazienza perché: “le cose importanti non arrivano veloci”.


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