
“…la gioia di scoprire e padroneggiare qualcosa è la forza più grande del mondo. Mettere un piede avanti all’altro, esplorare e spingersi oltre, sono cose insite nella nostra natura”.
(dal libro Camminare. Un gesto sovversivo di Erling Kagge).
Perché ho scelto di partire con questo estratto?
In realtà ultimamente sto imparando a fidarmi della vita e a quello che accade e, nel preciso istante in cui ho deciso che avrei scritto un articolo sul mio recente viaggio a Cracovia, mi si è parato davanti questo libro e l’ho trovato estremamente in linea con il mio sentire del momento, così, eccoci qui.
Ho scelto di organizzare un viaggio da sola, dopo tanto tempo, l’ho fatto per trovare quella forza che lo “scoprire e padroneggiare qualcosa” riescono a darti, la forza più grande del mondo appunto, la tua, quella che ti costruisci con la fiducia in te stessa e stesso.
Di un viaggio amo tutto, a volte lo capisco subito, a volte anche dopo tanto tempo, ma ad ogni modo ne torno sempre ridimensionata – quello che mi circonda – appare ridimensionato, i problemi, i pensieri, la percezione di me stessa nel mondo, il mio percorso, il modo di interagire con le altre persone, tutto prende una nuova forma e dimensione.

Scegliere la meta non è difficile, anzi, insieme all’organizzazione, penso sia la parte più entusiasmante. A volte davanti a chi mi dice che organizzare un viaggio è stressante ed impegnativo o preferisce farlo fare ad altri, mi scappa un sorriso. Per fortuna siamo tutti diversi, ma a me la parte di pianificazione e organizzazione rende euforica. Adoro leggere e documentarmi ed immaginare i posti dai racconti degli altri, ma allo stesso tempo partire senza aspettative per rimanere stupita da ciò che incontrerò. Adoro conoscere la cultura diversa dalla mia e confrontarla, banalmente anche dai riti più comuni, tipo bere un caffè dopo i pasti è una cosa che facciamo molto in Italia, ma altrove (?), chissà.
Mi fa sentire bene cucire le esperienze sui miei interessi, scovare delle chicche, prendermi il tempo per osservare.

Viaggiare da soli a volte viene visto come segno di solitudine e talvolta percepito come triste. Io invece credo che viaggiare soli significhi saper scegliere, scegliere cosa ci piace, scegliere i propri tempi, fidarsi delle proprie capacità, mettersi a nudo, sbagliare strada e farsi un sorriso, ascoltarsi: “di cosa ho voglia ora?, di cosa ho bisogno?”
Sembra banale, ma richiede attenzione, delicatezza, pazienza, amore, tutte cose che spesso riusciamo a riservare agli altri, ma poco a noi, così le mettiamo da parte, queste si assopiscono e ci dimentichiamo di esistere nella nostra natura più autentica.
Viaggiare da soli porta alla luce tutto, il bene, il male, la paura, la forza, le mancanze, i valori, tutto.
Viaggiare è ricchezza – sempre – farlo da soli è una scelta d’amore.
Che poi chi viaggia da solo, solo non lo è mai, la gente sa essere solidale, la gente sa ancora aiutare, ed è bello riscoprirlo, soprattutto di questi tempi, è davvero meravigliosamente umano e disarmante.

Fatta questa premessa, Cracovia mi è piaciuta moltissimo, e sono riuscita a visitarla in più modalità. In che senso?
La prima mezza giornata, l’ho gestita con un tour esclusivamente a piedi e questo per avere modo di rendermi conto di dove mi trovassi. La città vecchia si visita in mezza giornata, toccando solo i punti salienti, ovviamente. La lentezza del camminare, da modo di orientarsi meglio, di prendere confidenza, di fermarsi mille volte a fotografare dettagli, persone, spazi, architetture. Ho sempre amato molto camminare, fino a quando il mio tendine d’Achille non ha avuto qualcosa da ridire, ma io non mi fermo (caro mio).

Un’esperienza che la mia tendinite recidiva mi ha consigliato, infatti, è la visita delle città in bicicletta, sì, in bicicletta, ed è sempre un’emozione. Noleggiare una bicicletta mi consente di limitare il numero di passi e offre una vista privilegiata sulle città.
In primo luogo, in bicicletta puoi tranquillamente perderti con più facilità, soprattutto se non hai per niente senso dell’orientamento come me. In secondo luogo puoi visitare più cose, spingerti anche in zone periferiche e meno turistiche, scoprendo delle vere e proprie chicche, tipo quartieri prettamente residenziali dove la vita scorre, dove potersi immaginare abitudini, riti, dove vedere come, banalmente, sono tenuti i giardini o quand’è il giorno della raccolta dell’umido. Cose così insomma.

In bicicletta, poi, hai un termometro della vivibilità di una città e dell’educazione dei suoi abitanti. Devo dire che a Cracovia ho trovato abbastanza ben gestita la parte di rete ciclabile, seppur non sempre dedicata, ma al tempo stesso la civiltà delle persone in auto rende il tutto molto sicuro per chi circola in bici (ovviamente sempre dal mio ridotto punto di vista da turista di due giorni).
Ho noleggiato online una city bike da KRK bike rental che, oltre al noleggio, organizza anche dei tour guidati della città.
Si trova proprio in centro e il noleggio giornaliero costa 15€ (cifra che varia a seconda del cambio del momento).
In bicicletta ho visitato i quartieri Kazimierz e Podgorze che ho trovato carichi di contrasti, tra storia e modernità, malinconia e vivacità. La parte del Castello del Wawel, invece, è interdetta al transito delle biciclette e io, chiaramente, l’ho scoperto solo dopo essermi fatta la salita con la mia bici pesantissima.

L’ultimo modo in cui ho visitato Cracovia è il più intimo per me. Di corsa.
Mi sono lasciata la parte più romantica alla fine. Correre la mattina presto mi piace molto in generale, mi piace vedere le città ancora addormentate, silenziose, per pochi, farlo in posti nuovi è ancora più emozionante. Così mi alzo e in silenzio mi preparo, sgattaiolo fuori dal mio mini appartamento e cerco di orientarmi per raggiungere il fiume Vistola che nei giorni precedenti ho solo intravisto. Correre lungo i fiumi mi rilassa e mi dà sicurezza. La cosa che più mi piace sono gli incontri con le persone, ma anche la luce che lentamente cambia, il sole che si sposta. Gli incontri con gli altri runner sono quasi intimi perché è come se ci si capisse, se si condividesse qualcosa, correre la mattina è sempre speciale perché implica uno sforzo in più per poter seguire ciò che sai ti restituirà tanto.

Rimango piacevolmente stupita dalla cordialità dei runner che incontro durante il mio percorso, a Cracovia salutano tutti con entusiasmo e la cosa non è affatto scontata, perciò mi pervade un senso di calore e appartenenza, sorrido e mi sento grata e appagata. Quando mi succede, ho imparato a farci caso.
Scoprire i luoghi così come fatto a Cracovia, è per me ricchezza, ed è bello farlo insieme tanto quanto farlo soli.
Viaggiare soli non è triste, chi viaggia da solo sa di dover e poter contare su sé stessa e stesso.
A volte me lo dimentico, che su di me posso contare, che mi voglio bene, e allora, mi prendo il tempo per ricordarmi di me e di ciò che mi fa stare bene.


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