Via Rhona – Cicloviaggio lungo il Rodano

Il mio primo viaggio in bici

Peso della bici, mattina presto, rumore delle tazzine nei bar, in fila in bici ai semafori coi locals, girasoli e salite, colline dolci, discese di libertà, peso della bici, mattina presto, rumore delle tazzine nei bar, in fila in bici ai semafori coi locals, girasoli e salite, colline dolci, discese di libertà, peso della bici

Inizia così il mio primo cicloviaggio lungo la Via Rhona, con un mantra delle emozioni da mettere in fila, un mantra da ricordare fino al primo momento libero per trascrivere tutto, per non lasciare i pezzi per strada. Così, per i primi 60 km continuo a ripetere nella mia mente ciò che mi fa tremare il cuore di felicità. L’ansia dei giorni precedenti lascia il posto alla meraviglia e il senso di libertà mi pervade corpo e anima. Bastano pochi chilometri, infatti, per farmi staccare completamente la testa dai pensieri che per mesi mi hanno attanagliata togliendomi entusiasmo e vitalità, e io non riesco a crederci. È come se stessi vivendo un’altra vita, all’improvviso, è come se il tempo si fosse fermato e avessi attraversato un varco. 

La mattina partiamo presto da Ginevra. Montiamo le borse sulle bici e da subito, nello spostare la mia, ne avverto il peso, importante, sconosciuto, scomodo. “Ahi” penso, “ho sbagliato a non provarla mai carica prima d’ora, come farò a fare tutta quella strada?”.  

Poi pedalata dopo pedalata prendiamo confidenza, le salite si fanno sentire con quel peso, ma è come se a ogni pezzettino di strada conquistato, io e la mia bici diventassimo un tutt’uno, pian piano si crea quella fiducia con qualcosa di materiale che non so spiegare, è una bicicletta, si, ma diventa molto di più, diventa la mia migliore amica, una parte di me. 

Pedalando per Ginevra la mattina presto cerco di cogliere più cose possibili, passando tra le vie del centro i bar accolgono persone per la colazione e il rumore delle tazzine è l’unico suono che sento, tutto il resto è come ovatta intorno a me. In fila, dietro uomini distinti con scarpe e abiti eleganti fermi ai semafori sulle loro biciclette, penso a quanto piacerebbe anche a me avere una città con bike lane e ciclabili enormi dove pedalare in tranquillità per non dover più usare la macchina. Avere tutto a misura d’uomo, spazi, infrastrutture e orari che lo consentano. 

È difficile raccontare le emozioni, così personali, oggettive, intime, ma durante la prima tappa da Ginevra a Seyssel, non dimenticherò mai le lacrime che mi hanno riempito gli occhi quando scollinando da una salita, sotto di me si è aperta la valle del Rodano e una distesa gialla di girasoli e di azzurro cielo mi ha lasciata senza fiato. Una ciclabile al centro dei campi enormi e via in discesa dolcemente. Poche volte nella vita mi sono sentita così libera

Ricordo che la prima notte a Seyssel non riuscivo a dormire perché impaziente di risalire sulla mia bici, di scoprire nuovi posti, panorami, e nuove parti di me.

Pedalare così a lungo su ciclabili ben tenute e senza tratti difficili mi ha infatti consentito di stare tanto tempo con me stessa, dentro di me e con i miei pensieri, di ridimensionarli, di alleggerirli e di fare spazio. 

Fare un viaggio in bicicletta è stato come fare infiniti viaggi, un viaggio nel viaggio. 

Il tempo percorso in sella lungo la strada, scoprendo paesaggi, vedendoli cambiare alla velocità o lentezza che io sceglievo di dare, sentendo il caldo, l’umido, la polvere addosso, e poi invece il tempo passato sulle due zampe ad esplorare i luoghi, quasi come se dovessi re-imparare a camminare, come i cigni quando escono dall’acqua, goffi e impacciati. 

Per questo racconto ho deciso di non soffermarmi troppo sulla descrizione delle tappe, che sono perfettamente descritte sul sito di Via Rhona, ma di descrivere sensazioni, incontri, luoghi.

Non dovevo dimostrare nulla a nessuno, né i chilometri fatti, né il dislivello, né il fatto di star compiendo un’impresa. Non sono queste le imprese, e viaggiare in bici non fa delle persone degli eroi, è semplicemente un modo di viaggiare, sicuramente unico, sicuramente emozionante, ma un modo di viaggiare. Un modo di viaggiare che ti consente di accogliere ciò che la strada ti riserva, i suoi imprevisti, le sue sfumature, le sue curve, i suoi rettilinei meditativi, a tratti noiosi, la natura che ti accompagna, a volte ti aiuta e a volte ti ostacola e le centinaia di persone incontrate sul percorso. 

Non conto più i “Bonjour” pronunciati e il calore dei sorrisi di tutte le età. Il cicloturismo in Francia è veramente diffuso e non è difficile capirne il perché. La Via Rhona è perfettamente tracciata e sicura, tranne in alcuni tratti come per esempio quello da Lione e Givors (dove infatti il sito consiglia di prendere il treno) e alcuni tratti in Camargue che avrei volentieri evitato per via del traffico intenso e la sensazione di pericolo. Devo dire che però gli automobilisti, almeno nella mia esperienza, li ho trovati estremamente rispettosi, nessun clacson, nessun sorpasso a distanza ravvicinata, certo, non andavano piano, però non mi sono mai sentita “di troppo” in strada. Cartelli continui ricordano che “Partageons la Route”, condividiamo la strada, che è di tutti. 

Sono partita dalle montagne per arrivare al mare, seguendo il fiume, e ora che scrivo, a distanza di giorni dal mio ritorno, mi sembra di essere stata in viaggio a lungo, più dei dodici giorni effettivi. La lentezza e l’intensità con cui l’ho vissuto, mi hanno portato a goderne ogni momento e proprio per questo, il tempo non è volato via, l’ho assaporato, me lo sono presa. Ancora non mi sembra vero di aver percorso tutta quella strada con le mie gambe e poche cose insieme a me.

Ricordo che per preparare le mie borse da viaggio ho dovuto fare un certosino lavoro con me stessa e il mio pensiero ancestrale del “metti caso che”, ed eliminare tutto ciò che di superfluo avevo previsto. 

Ho viaggiato in assetto bikepacking con borse Givi della linea Adventure con le quali mi sono trovata benissimo. Ho scoperto che in realtà erano molto più capienti di quanto pensassi. 

Con me avevo: un paio di pantaloni lunghi, un paio di pantaloni corti “eleganti” e perennemente stropicciati, un paio di pantaloncini sportivi, una canottiera, una maglietta a maniche corte, una maglietta a maniche lunghe, un antipioggia, tre paia di mutande, due paia di calzini, due pantaloncini da bici, due magliette da bici, un costume da bagno, un telo, un paio di sandali. 

Nel beauty: crema viso, crema solare viso, crema solare corpo, spazzola, shampoo solido, balsamo spray, sapone di Marsiglia (che ho usato principalmente per lavare i vestiti), olio corpo all’arnica (per me vitale dopo l’attività fisica), profumo solido (si perché per il profumo ho una sorta di fissa), sapone intimo solido (non ne conoscevo l’esistenza prima di questo viaggio), medicine. 

Cibo vario (barrette, datteri, caramelle gommose) e integratori erano nelle borse da telaio. 

Il necessario per la riparazione e manutenzione della bici, li portava il mio fedele compagno di viaggio, sicuramente più esperto di me in materia. 

Avevo poco, ma avevo tutto, e quando il pensiero cadeva sul fatto che fossi in viaggio con lo stretto necessario, una sensazione di calore mi avvolgeva, mi sentivo piena, e ricca, e libera. 

La sera non c’era nessun empass nello scegliere l’outfit, ma solo la voglia di mettere vestiti leggeri e puliti. Ogni pomeriggio, arrivati in B&B, lavavamo a mano i vestiti, era quasi un rito, semplice, ma divertente e che oggi mi manca, sì, mi manca lavare i vestiti sudati con il sapone di Marsiglia e stenderli con mezzi di fortuna quando non c’erano spazi adatti. Sono gesti semplici, quasi primitivi, ma sono gesti di unione e cura perché in quel momento è come se ti stessi dedicando personalmente a quello che ti ha accompagnato durante il giorno, non lo fa la lavatrice, ma le tue mani, con la stessa lentezza che ti ha seguito per tutto il viaggio. 

Un’altra emozione grande che ricorderò di questo viaggio sono stati gli arrivi nelle città più grandi come Lione ed Avignone. Quest’ultima in particolare, me la sono trovata davanti inaspettatamente. Quel giorno ero stanca e provata e ricordo di essermi emozionata nel vedere il famoso Pont D’Avignon ai 20 km/h dalla mia sella. Sono rimasta in silenzio, forse a bocca aperta, e mi sono emozionata. Sono una persona sensibile, mi emoziono facilmente, ma un viaggio di questo tipo, secondo me, porta chiunque a scoprire e ritrovare le emozioni, quelle per le cose semplici, che alla fine sono quelle che restano e, infatti, sono qui a raccontarle. 

Durante questo viaggio ho sorriso anche per la mia ombra proiettata accanto a me, ho pianto di gioia e consapevolezza, mi sono arrabbiata con il vento quando da Port St. Louise du Rhone ad Arles tirava fortissimo e contro, quasi facendomi cadere, tanto che a un certo punto mi sono dovuta arrendere al suo gioco e ho smesso di arrabbiarmi. Ho sofferto la stanchezza, il mal di collo, ma sono andata avanti consapevole che davanti a me c’erano tante cose da conoscere e scoprire, ho lasciato andare e creato spazio, ho pensato, ho cantato per non sentire la fatica, a volte mi sono sentita vulnerabile, ho provato emozioni contrastanti nel giro di un’ora, ho salutato e mi sono emozionata per i sorrisi delle persone, mi sono meravigliata davanti allo spettacolo del parco della Camargue dove ho respirato una strada dall’odore forte di terra, palude, marcio e calore, sentito il terreno scricchiolare sotto le ruote, l’acqua delle pozzanghere sporcarmi tutta e, noncurante, esserne felice.

Poi siamo arrivati alla fine, alla foce del Rodano che diventa mare.

Ricordo che nell’incollare l’adesivo di Veloracconto sul pannello della Via Rhona che riepiloga la strada fatta (lo so, non si fa), avevo gli occhi lucidi. Ho accompagnato la mia bici a mano sulla spiaggia enorme e insieme siamo arrivate davanti al mare, mi sono fermata e ho sentito il bisogno di scrivere: 

Sei nato piccolo, e io con te, senza sapere cosa avresti fatto, senza conoscere le difficoltà, le deviazioni, il percorso che avresti seguito, e io con te. 

Ed ora eccoti qui, tu ad alimentare il mare, ti sei fatto grande, e io con te. 

Non sapevo cosa avrei fatto, le cose nuove sono sempre spaventose ed entusiasmanti al tempo stesso, ma eccomi qui, grande anche io, grande dentro, piccola fuori, con gli occhi pieni di lacrime, il cuore pieno di emozione, nelle orecchie il vento e il suono delle ruote sulla sabbia. Ce l’abbiamo fatta. 

Questo viaggio mi ha fatto tornare bambina, a quella leggerezza e ingenuità, a quella capacità di meravigliarsi che poi la vita, poco a poco, un po’ ti toglie e allora io un po’ me la vado a riprendere. 

Tags:

Risposte a “Via Rhona – Cicloviaggio lungo il Rodano”

  1. REMO VENTURINI

    complimenti!!!

    rv

    "Mi piace"

    1. Velóracconto

      Grazie Remo

      "Mi piace"

Lascia un commento