Un weekend in bicicletta in Valpolicella: emozioni, natura e storie da raccontare

Tra vigneti, salite emozionanti e borghi storici

Quando vuoi rilassarti, mangiare e bere bene, ma non vuoi rinunciare a un po’ di sana fatica, che poi a volte tanto sana non è, forse? Ci arrivo in questo articolo. 

“Era proprio quello che volevo” ho pensato comodamente sdraiata sul lettino vista piscina dell’agriturismo Corteforte mentre, leggendo un libro, percepivo il privilegio di quella giornata. 

Avevo bisogno di starmene sdraiata a far niente, a lasciare scorrere i pensieri, a guardare le mie gambe segnate dal sole dei miei giri in bici sullo sfondo di una piscina incastonata nei vigneti della Valpolicella. Avevo bisogno di quel riposo che però mi sono voluta meritare dopo un breve giro tra i vigneti di questa zona raccolta e ordinata. 

Così eccomi qui, la mattina sveglia presto e partenza per Fumane, uno dei Comuni della Valpolicella, dove ad aspettarmi c’è un bellissimo breve giretto in bici, giusto il tempo per arrivare all’ora del check-in e godermi finalmente quel dolce far niente. Dopo tutto è estate e va goduta. 

Sul sito https://bike.infovalpolicella.it/ ci sono tantissimi itinerari per tutti i gusti e così seleziono quello che fa al caso mio, in particolare Fumane e i suoi dintorni, un percorso breve, ma intenso, immerso completamente nei vigneti e dove il saliscendi non manca, anzi. 

La salita mi piace da impazzire, quel sano masochismo che la fatica dell’attività fisica regala, i battiti che crescono e le gambe che bruciano, la testa che trova le sue ragioni per spingere, la giusta dose di motivazione, la giusta “cattiveria” e intorno distese di vigneti perfettamente ordinati, l’odore dell’uva, il profumo dell’estate e il suono delle cicale come sottofondo costante, quasi a voler dare il ritmo a quella pedalata.

La bicicletta ti consente di stupirti delle cose più semplici, di emozionarti per le cose più genuine, come l’arrivo nei paesini, dove il sabato mattina c’è una calma moderata, i piccoli negozietti sono aperti, nei bar si fa colazione e la fontanella all’ombra è la cosa più bella che potessi desiderare, lì, dal 1920 e quel giorno aspetta proprio me. Arrivano altri ciclisti e davanti a quella fontanella siamo tutti uguali, proviamo la stessa emozione. 

La discesa da Cavalo è uno spettacolo, tanto che mi sento veramente felice, mi attraversa un brivido mentre con l’aria addosso mi si para davanti il Lago di Garda. È  una giornata meravigliosa e io mi continuo a stupire di quanto il cielo sia azzurro. Si arriva poi a Monte, frazione di Sant’Ambrogio di Valpolicella, un piccolissimo borghetto silenzioso e si scende fino a San Giorgio di Valpolicella, che dal 2015 fa parte de “I borghi più belli d’Italia” ed è facile capire perché. 

Un’altra delle cose che più adoro della bici, sono le pause casuali, ma ben riuscite, quelle dove, senza aver programmato nulla, scopri luoghi meravigliosi, come appunto questo Comune dove ad attenderci c’è una bellissima terrazza panoramica sulla Valpolicella e sul Lago di Garda, impossibile non fermarsi per una pausa. Che poi queste pause diventano sempre lunghissime e in realtà per le gambe non sono il massimo, ma poi so che ci sarà la piscina ad aspettarmi e allora ce la prendiamo comoda e ci godiamo il panorama. 

La giornata è un crescendo di emozioni, prima la fatica e il piacere della scoperta, poi il relax e infine un’esperienza da Enoteca della Valpollicella

Guardare il sito porta già in una dimensione accogliente, curata, ma esserci dentro è un’esperienza che consiglio di fare. Il sito lo guardo con occhio professionale e trovo sia veramente ben fatto, ma quello che mi colpisce sono le parole e i valori che i miei occhi incontrano tra le immagini mentre lo esploro.  

Apro una piccola parentesi che esula dal mondo dello sport e dell’attività fisica, per parlare di passione. Non mi stancherò mai di dire che la passione muove tutto e le persone appassionate fanno la differenza, ma le persone per appassionarsi di cosa hanno bisogno? Di progetti e valori condivisi in cui credere e da portare avanti. Così, il menu te lo raccontano, raccontano la storia, gli ingredienti e, anche se sembra semplice una volta che è tutto pronto e impaginato su un bel foglio o su un sito, quello che c’è dietro è un lavoro di ricerca e sperimentazione. I sapori e gli abbinamenti sono indescrivibili, davvero, non riesco a trovare le parole perché solo al pensiero mi aumenta la salivazione. Scoprire questo posto mi ha fatto dire “ok, questa diventerà una coccola da ripetere”. 

Fino a qui tutto bene. 

La vita poi è sempre un po’ beffarda e quindi dopo “la giornata perfetta” ne inizia un’altra che, invece, è un po’ più difficile da interpretare. 

L’idea è quella di fare l’anello collinare della Valpolicella in bici con qualche rivisitazione considerando appunto partenza e arrivo a Fumane. 

La mattina fa già molto caldo, me ne accorgo subito, ma la voglia di scoprire anche gli altri comuni della Valpolicella dal mio sellino è più forte di tutto. Mi dovrò ricredere. 

Da subito il percorso impostato con Cyclers ci porta su delle strade con forte pendenza non sicuramente adatte a una gravel per il tipo di fondo che costringono a dover scendere e spingere la bici. Io mi sento un po’ ridicola e un po’ disperata nel non riuscire più a ripartire dato che, anche se il fondo ora lo consente, la pendenza si prende gioco di me. 

Finalmente ce la faccio e via si riparte, ma sono già stremata. Una lunga discesa ci porta poi a Marano di Valpolicella dove ad aspettarci c’è lei, la fontanella. 

Qui gli incontri. 

Da un lato due ragazzi con bici da corsa che osservano il mio mezzo e mi chiedono “quante ore fate?” e io penso all’assurdità di quella domanda, ma poi mi ricordo che non ragiono su quel tipo di numeri. Gli rispondo che “dipende”, e da cosa dipende me lo dirà la giornata. 

Dall’altro lato abbiamo invece Don Claudio che ci viene incontro sorridendo ed esclamando “che bravi”. La fontana infatti è proprio sotto la chiesa. Iniziamo a parlare e tra le sue parole c’è la voglia di raccontare la sua esperienza in quelle zone, ma anche di incontrare i nostri sguardi, racconti, emozioni, le nostre esperienze. Quindi parliamo un po’ e poi è lui a lasciarci andare dicendo “Io sono Claudio – Irene, piacere – ah, la Pace”. Che begli gli incontri della bici, non so perché, ma porta sempre curiosità e vicinanza. 

Un altro regalo di Cyclers ci porta su una strada impercorribile in bicicletta, che più che altro sembra il greto di un torrente asciutto e così di nuovo a spingere e a camminare in salita. Le scarpe con gli attacchi non fanno troppo grip, la bici è pesante in salita e il sole delle 14:00 è cocente. Penso che abbiamo sbagliato tutto, penso che quella fatica non serva a nulla, cerco di trovarci un insegnamento, cerco di sdrammatizzare il momento, ma è da malore. 

Pian pianino e con molta fatica, fermandoci a ogni angolo di ombra, arriviamo finalmente alla strada principale, qui appoggio la bicicletta e mi siedo a terra, sfinita, con la pressione sotto le scarpe, lì solo perché non c’erano altre alternative, perchè bisognava andare avanti.  

Cosa ho imparato? 

Che dire gravel a Cyclers è come dirgli di considerare anche l’opzione via mare, che non bisogna dare nulla per scontato, che l’acqua non è mai abbastanza, che il caldo ci rende tutti dei miseri esseri con la pressione bassa. 

Tutte cose ovvie, ma spesso ci si sente invincibili, si pensa di poter fare qualsiasi cosa, ma il nostro corpo ci ricorda che ha bisogno di rispetto e che la testa non può sempre essere assecondata in ogni idea, che poi altrimenti le tocca fare uno sforzo enorme per motivare le nostre gambe a proseguire. 

Questo è l’esempio di come tutto può sembrare meraviglioso il giorno prima e assolutamente infernale il giorno dopo, ma comunque è sempre un ottimo modo per conoscere i luoghi, se stessi e i propri limiti. 

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