Borse per bici, borse che uniscono

Riconoscersi lungo la strada

Il necessario, con forse un po’ di “metti caso che” nella borsa e la voglia di agganciarmi ancora una volta a quei pedali per sentirmi leggera, un obiettivo da raggiungere e incontri con sconosciuti lungo la strada, racconti che si incrociano, esperienze condivise e non, punti di vista. 

Ho capito che quando incontro qualcuno con le borse montate sulla bicicletta, di solito davanti ho una persona pronta a stare, qualcuno di curioso, qualcuno che ha qualcosa di divertente da raccontare, che ama vedere i posti del mondo in modo più aperto, disponibile ad accogliere, a condividere ciò che la strada offrirà. Così, non si incrociano persone in modo veloce e distratto come spesso capita, ma si incontrano racconti, esperienze, risate, fatiche, tutti uniti da un’unica amica comune, la bicicletta, quell’amica che per ognuno ha un carattere diverso, ma che ad ogni modo unisce, non allontana. 

Sulla strada verso il BAM, quest’anno, ho colto un po’ di più lo spirito di questo evento, quello che va oltre un ritrovo con molti stand di brand, con spazi dove mangiare, bere, ballare e stare in compagnia, ho capito che quando si ha una strada condivisa e un obiettivo comune, si crea un legante fortissimo. Parliamo di un obiettivo semplice, raggiungere una destinazione, ma dietro a questo, un sentire insieme la stessa energia e la voglia di arrivare, ma anche la voglia che la strada non finisca mai, per poter continuare ad ammirare e raccontarsi. 

Persone qualunque diventano uniche. 

Ho incontrato Sara che è mamma di due figli di 12 e 16 anni e vive a Reggio Emilia. Mi ha colpito la sua tranquillità, mi ha colpito che fosse sola con un’andatura rilassata e un ritmo costante, mi ha colpito la sua voglia di condividere il percorso adeguando il suo ritmo al nostro, come se l’arrivare fosse passato in secondo piano. Viaggia sola per la maggior parte delle volte e le piace, le piace perché si sente libera. 

Ho incontrato Antonio, 75 anni, che ogni giorno, se può, fa un centinaio di km in bicicletta. Ora ne ha una nuova di fiamma, dice che non gli rimane molto e così si è tolto lo sfizio. A volte parte all’alba e di km ne fa più di 200. Viaggia da solo anche lui, ma solo non lo è mai e infatti ci accompagna per più di 30 km, che passano senza nemmeno accorgersene. Antonio ha un grande rammarico, quello di non aver usato la sua bicicletta dai 35 ai 60 anni. A 60 anni ha deciso di riprendersi tutto il tempo perso e mi incita a fare lo stesso, a non sprecare il tempo, a godermelo, a mangiarmi la vita

Lungo la strada ha abbandonato quegli amici che nelle uscite in bicicletta guardavano solo il tempo e i km orari, lui preferisce guardarsi attorno, fermarsi se ha fame e sete, parlare con chi incontra, come noi. “Ho visto le borse agganciate e ho pensato che stesse andando lontano” dice. 

Lontano, è relativo, lontano può essere dietro casa, lontano può essere dall’altra parte del mondo, siamo noi a dare la lunghezza a un viaggio. 

Gli dico che anche io amo godermela, non avere l’ansia da prestazione, non avere l’ansia di arrivare, certo, a volte si soffre un po’, ma a mio avviso si arriva sempre con qualcosa in più. Mi lascia il suo numero di telefono, gli lascio il mio, perché se capiterò da quelle parti di nuovo, avrò un punto di riferimento, un nuovo amico della bicicletta e della vita, una persona con cui condividere un pezzo di strada. 

L’arrivo a Piazzola sul Brenta è accompagnato da un viale dove ad accoglierci ci sono delle magnolie magnifiche, con dei fiori enormi dal profumo intenso. Le notiamo, e viste dalla bicicletta sono ancora più belle. Villa Contarini e il suo parco sono un luogo magico che pare fatto apposta per accogliere migliaia di biciclette, così che viste tutte insieme, alcune vicine, altre per terra, appoggiate, sembra siano loro ad essersi ritrovate con i loro km addosso, la polvere, la terra, gli adesivi incollati, le borse di colori, grandezze e modelli diversi, le loro storie da raccontare. 

La vista d’insieme è bellissima e il luogo è perfetto per riposare dopo la fatica, quella cara e sana fatica che ti da la sensazione di poterti meritare tutto. 

La via del ritorno, il giorno dopo, è altrettanto sorprendente. 

Un vento contro fortissimo che mi porta all’esasperazione mi accompagna per più di 50 km, la pazienza se ne va, la velocità cala, ma poi, la sorpresa, l’incontro casuale con un’amica, nel bar dell’oratorio di Zimella, dove il tempo sembra essersi fermato, all’ombra di alberi secolari. La felicità amplificata nel riconoscersi e il sorriso che si espande sui nostri visi. Sicuramente entrambe pensiamo che la vita sia sorprendente. 

La bicicletta ha questa capacità di amplificare le emozioni e l’intensità dei rapporti e quando ci penso mi scappa proprio un sorriso e una sensazione di tepore mi avvolge. 

Si torna carichi di emozioni e ricchi di ciò che si è saputo cogliere, liberi di ciò che non serve, anche i pensieri negativi, consapevoli di ciò che non ci appartiene e con la voglia di inseguire ciò che invece ci risuona dentro con vibrazioni così forti da attutire il rumore del resto. 

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