“Se non è su Strava non esiste”

Please do not judge me

In questo mio periodo di stop dalla corsa, mi sto rilassando, sto rallentando ulteriormente; all’inizio con non poca sofferenza, poi trovando una nuova dimensione ed equilibrio.

Lo ammetto, non è facile non poter fare quello che voglio quando voglio, ma lo sport mi insegna anche questo, che nella vita bisogna accettare dei compromessi e non perdere la lucidità. Questo non vuol dire che non si possano e debbano avere dei momenti di sconforto (sempre siano lodati!), ma vuol dire razionalizzare, contestualizzare, capire che si può anche cambiare strada. 

In questi giorni ho provato una sensazione di sollievo al pensiero che da ormai diverso tempo nella mia vita sportiva non ci siano costrizioni, schemi, impegni che mi possano legare a qualcosa che non voglia fare se non quelli imposti da me stessa. Corro e pratico sport per passione e ormai ho abbandonato certi legami tossici e, mi sento di dire, per fortuna.

Ma è davvero sempre così? Siamo davvero sempre noi a imporci di allenarci, di continuare nonostante tutto, di dimostrare, o c’è anche dell’altro?

L’altro giorno scorrevo il mio Instagram feed e per deformazione professionale, non ho potuto non notare il post di Garmin dove un ragazzo stringe in mano un cartello con il messaggio “Go hard, your Garmin is judging you!”.

Ph. Credit Garmin – Instagram post

Confesso che nel vederlo ho provato un certo senso di fastidio, complice il fatto che il verbo “giudicare” in una pubblicità penso sia una scelta abbastanza ardita. Subito ho cercato di analizzare da cosa fosse dovuto questo senso di fastidio, che sicuramente non era dato da Garmin in sé, e quindi eccomi qui, a condividerlo con altre persone a cui forse, almeno una volta, è capitato quello che sto per raccontare.

Strava, Garmin Connect, etc. sono degli strumenti potentissimi e utilissimi per misurare le nostre performance. Le interfacce pensate come dei veri e propri social network, dove poter caricare fotografie, inserire commenti alla propria e altrui performance, rendono il tutto ancora più coinvolgente. Io ci tengo molto a tenere traccia e ricordo di quasi tutti i momenti.

Il recap di fine anno di Strava, che mi è recentemente capitato sottomano, è fatto davvero bene ed è bellissimo vedere quanta strada si è percorsa e darsi una grossa pacca sulla spalla. Ma, c’è un ma…

Vi è mai capitato di uscire a correre, pedalare, camminare con un’amica/amico più lento di voi e scrivere “Corsa con Bruna (nome di fantasia)”, oppure “Oggi proprio non ne avevo, Ko”, o ancora “Non ci sono più le mezze stagioni, oggi troppo caldo”; tutte quelle cose che a volte sanno tanto di una giustificazione per essere andati più piano di quanto potessimo fare.

Eccetto il primo caso, che non mi è mai capitato, ma semplicemente per il fatto che l’amica lenta sono sempre stata io, mi sono ritrovata spesso a giustificarmi, pensando che la gente potesse essere attenta a giudicare la mia performance, che l’applicazione stessa potesse giudicarmi, che non si potessero di certo deludere le aspettative. Ma le aspettative di chi?

Spesso mi rendo conto che al polso più che degli orologi abbiamo delle manette.

Qual è l’ultima volta che siete usciti a correre senza orologio? Io onestamente penso di non ricordarlo e a volte mi piacerebbe liberarmi da questo legame, da questa attenzione alla performance, da questo vincolo che “Se non è su Strava non esiste”, ma se esiste e non è all’altezza del giudizio degli altri, vale tanto uguale.

Non vuole essere una polemica, lungi da me, ma solo una riflessione ad alta voce.

A volte realizzo di sentirmi contenta e sollevata per essere uscita in parte da questi meccanismi, dal dover dimostrare agli altri e a me stessa che il tempo di una performance potesse definirla. Pratico sport perché…va be’ dai, leggete gli altri articoli per capire il perché, e non vorrei mai sentirmi giudicata da persone che possono avere un’idea diversa di sport, da persone che chiedono il tempo in cui desideri chiudere una gara prima ancora di chiederti perché hai deciso di iscriverti, ma soprattutto non voglio sentirmi giudicata da un orologio.

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