Pedalando sulle ciclovie cremonesi

È questione di ritmo

Ci sono luoghi dove il ritmo è ancora lento, non lento da annoiare, ma lento per meditare. Ci sono luoghi dolci con paesaggi assopiti, dove odori, suoni e colori sono ancora quelli della Natura. Ci sono persone che preferiscono la calma al caos, le cose semplici a quelle artificiali, gli spazi aperti rispetto ai centri commerciali. Ecco che così nascono idee e manifestazioni dedicate alla valorizzazione di questi territori, che riuniscono gente che apprezza la semplicità e ama il movimento e tutto ciò che riesce a regalare e a far nascere.

Ho scoperto TerraFiume per caso, un evento di più puntate, alla sua prima edizione, che ha l’intento di portare alla scoperta della campagna ed i fiumi della pianura cremonese.

Lo scopro per caso e la prima volta non riesco a partecipare per via del maltempo. La seconda volta sono più fortunata e così, in un’uggiosa domenica mattina di settembre, parto alla volta di Pizzighettone, il luogo di ritrovo del tour in bici che ci avrebbe guidato lungo le ciclovie cremonesi e che scopro essere un bellissimo borgo dalla storia affascinante.

Il gruppo è eterogeneo, ma da subito super affiatato. Alcune bici vengono noleggiate da Beega, che organizza anche tour guidati a Cremona e non solo, ma di loro parlerò più avanti in questo articolo. 

Si parte. Piano piano, al ritmo che ciò che ci circonda suggerisce. Sembra che queste strade basse siano fatte apposta per dei mezzi dolci, con una scia gentile, come le biciclette. Attraversiamo argini, prati, stradine, indisturbati, non c’è traffico.

Passione. Ma cosa c’entra la passione ora, qui, dal nulla?

È ciò che trovo a San Bassano, una tappa intermedia dove è stato imbastito un ricco ristoro. Ci accoglie il sindaco che non rinuncia a stringermi la mano per salutarmi, mi dà importanza, dà importanza a quell’incontro. Il modo di fare del Primo Cittadino mi fa venire voglia di trasferirmi lì, nei suoi racconti e modi c’è, appunto, la passione. Trovo sia un personaggio fuori dal tempo e ne ammiro la capacità di comunicare. Tornando al nostro ricco ristoro, scopriamo che ogni cosa sul tavolo è prodotta da aziende locali e ci tiene molto a farci portare con noi i melograni (detti melograni santi) che vengono raccolti da una pianta speciale che cresce nel cimitero e ogni anno produce una quantità di melograni da riempire il paese.

Il melograno porta fortuna e allora lo porto con me, faccio spazio nella piccola borsa da telaio, aggiungo il peso della fortuna, non vorrei mai rinunciarci. Salutiamo il sindaco che prima di congedarci ci racconta di ogni singola pianta del parco dove è allestito il banchetto, ne parla come se fossero sue figlie. Ripartiamo con un sorriso sulle labbra.

Pedalando si chiacchiera, si uniscono esperienze, si intrecciano e prendono strade inaspettate. Quando inizio a parlare con una nuova persona mi chiedo sempre quale sarà la scintilla che farà scattare il discorso, se si accenderà, se sarà profondo o se si rimarrà in superficie, conto i punti di incontro, provo a cogliere le sfumature di chi ho di fronte.

Per un breve tratto parlo con una ragazza che ha affrontato un Ironman (gara regina del triathlon) pur essendo reduce da un recente infortunio. Ci teneva troppo a portarla a termine, l’ha fatta con la testa e il cuore anche se il corpo diceva no. Lo sport fa anche questo, muove ciò che abbiamo dentro, prende l’energia dal profondo, la fa risalire e la trasforma in forza e movimento.

Poi la mia attenzione va a una bambina, ce ne sono diverse nel gruppo, alcune troppo piccole per pedalare e quindi trasportate negli appositi carrellini delle bici dei papà, ma una in particolare mi colpisce. Mi colpisce perché è composta, con lo sguardo dritto sul percorso, guida la sua biciclettina con attenzione e responsabilità, è serena e tranquilla. La trovo estremamente sveglia e penso che ci sia ancora speranza in questo mondo e che i bambini con una marcia in più, si riconoscono subito.

Filippo di Beega, già citata in precedenza, invece, dalle gite della domenica in bicicletta con amici, decide di farne un’attività e di iniziare a organizzare tour e noleggiarle. Mette a disposizione la sua conoscenza del territorio, una conoscenza che diventa preziosa per chi vuole esplorare luoghi non inflazionati, dal fascino intimo.

Arriviamo poi a Giovanni, che è la mia connessione alla giornata, la sua agenzia di comunicazione, Ciclica, ha curato la bellissima immagine dell’evento, si occupano di marketing territoriale e molto altro, lo fa anche lui con passione, e riesce a trasmetterla. Del resto in certe esperienze devi esserci in prima linea per coglierne e trasmetterne l’essenza.

Pedaliamo fino a Formigara, il punto d’imbarco per raggiungere la spiaggia di Castelgerundo dove ci attende una bellissima sorpresa. Carichiamo le bici sulla barca.

Elisabetta, l’organizzatrice dell’evento, riesce nuovamente a stupirci.

Arriviamo dall’Adda, ancora una volta è l’acqua a guidare la mia esperienza in bici. Da lontano si inizia a scorgere una piccola spiaggetta e i tavoli apparecchiati con cura.

Ad aspettarci sono i ragazzi del ristorante La Vecchia Corte Osteria, raggiungibile via terra a pochi minuti da lì, ma che per l’occasione ha allestito la piccola spiaggia e, con un servizio catering impeccabile, ci fanno sentire a casa.

Come ogni spiaggia che si rispetti, sotto ai nostri piedi c’è la sabbia. Ci cammino sopra con le scarpe, ma poi decido di seguire ciò che tutti in modo naturale hanno iniziato a fare imitando i bambini che ci precedono una volta sbarcati; camminiamo a piedi nudi, su quella sabbia morbida che ci ricorda l’estate finita da un giorno, torniamo bambini anche noi.

Il pranzo è un momento di confronto e, il cibo, completamente locale, è davvero buonissimo, come tutto ciò che si conquista. Ci rendiamo conto che quel momento è semplicemente perfetto nella sua essenzialità, me lo segno, rimarrà nei ricordi.

Rientriamo poi in barca a Pizzighettone, dove la giornata prosegue con una visita alle mura. Io purtroppo devo rientrare perché ho un po’ di strada da fare in bici. 

Il rientro è un susseguirsi di pensieri tra una pedalata e l’altra. Ripenso alla giornata appena trascorsa, dalla mattina che mi ha accolto col fresco che ha attivato a mille i miei sensi, ai sorrisi delle persone incontrate, alle mani strette, ai luoghi visti, ai racconti ascoltati, alla scoperta. Mentre pedalo penso a quanto la bici sia in grado di disegnare linee che uniscono mondi, diversi, ma che grazie a lei riescono a trovare una connessione. Si va da punto A a punto B e nel mezzo una miriade di lettere si compongono e scrivono nuove storie.

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