
Nero su bianco, subito. Non voglio perdere nemmeno una sfumatura di ciò che ho vissuto durante questo weekend al Valle Trompia Bike Festival. È stato bello rileggere il racconto precedente e avere la conferma di quanto io abbia fatto bene a partecipare a questo evento.
La mattina di sabato 31 agosto sono un mix di entusiasmo, agitazione, curiosità. Le borse sono pronte e già agganciate alla bici dalla sera prima, così da avere tutto pronto e dover solo partire. I miei pensieri nel tratto da casa a Concesio, il punto di ritrovo per la social ride, vanno alla salita che mi aspetta per arrivare al Maniva, un grande punto di domanda, ma sono altrettanto mossi dalla curiosità di scoprire con quali storie si incrocerà la mia e che cosa potrà nascerne. Non immagino troppo, non ho aspettative, l’unica certezza è quella salita e il suo dislivello.
A un tratto decido di non pensarci più, andrà come deve andare, mi godo la calma dell’ultimo sabato di agosto e ogni dettaglio che riesco a cogliere.
Arrivo con largo anticipo e l’organizzazione sta ancora montando il gazebo che di lì a poco si popolerà. Mi bevo un caffè. Mi avvicino al gazebo e inizio a parlare con i ragazzi di Oxygen bike un’associazione sportiva dilettantistica che organizza corsi di bici per bambini e adulti. Sono tutti sorridenti ed è interessante scoprire un altro pezzettino di questo mondo. Parlo con Lorenzo di Alka Sport, un’azienda che personalizza e realizza abbigliamento sportivo, il primo incontro stimolante della giornata. Arriva anche Marco in solitaria, un ragazzo solare e alla mano che si rivelerà poi anche il punto di connessione per la serata in Maniva.

Nel frattempo ci raggiunge il super gruppo di FIAB, numeroso ed eterogeneo. La maggior parte sono persone vicine o sopra i 60 anni e le loro bici hanno quasi tutte la pedalata assistita. D’istinto penso, comoda così (!), ma poi guardandoli mi fermo a riflettere su quanto il fatto di avere una bici elettrica possa aprire porte, dare possibilità. Penso che queste persone abbiano voglia di mettersi in gioco, faticare e arrivare dove con una bici muscolare probabilmente non riuscirebbero. L’avevo sempre vista come una comodità, una via semplice, in quel momento ho visto invece tutta la sua inclusivitá.
Partiamo e pedaliamo tutti uniti fino a Tavernole sul Mella.
Il gruppo a un tratto si divide e con alcuni ragazzi più o meno coetanei mi ritrovo sul sentiero ben tracciato da Greenway Valli Resilienti. Un tratto mi mette particolarmente in difficoltà, mi blocco su una discesa dove la mia bici sembra perdere completamente il controllo, mi sento un po’ imbranata, ma subito tutti cercano di tranquillizzarmi. Mollo i freni perché è talmente ripida che ho paura che la bici si ribalti. Arrivo in fondo sana e salva e col cuore in gola e penso, ok, al ritorno faccio la statale.
Il gruppo si ricompatta e la pausa pranzo a Bovegno è un momento di chiacchiere e risate, di nuove conoscenze, quelle che ti aprono la mente. Ascolto volentieri i racconti, faccio domande, colgo sfumature.

Ripartiamo tutti insieme sulla strada trafficata, ma in così tanti non avverto la paura che di solito mi sorprende e mi fa irrigidire, sono tranquilla perché il gruppo dà forza e le macchine ne sembrano quasi intimorite.
Arriviamo dopo poco alla tappa presso le Miniere di S. Aloisio dove una guida aspetta solo noi per farci scoprire questo pezzo di storia. Le miniere sono un luogo tanto affascinante quanto angosciante. Stretti cunicoli bui, freddi e umidi dove le aspettative di vita di chi ci ha lavorato si sono ridotte drasticamente lasciando una scia di malinconia nei racconti della guida. Ci entriamo in bici, nessuno l’aveva mai fatto.

Usciti dalle Miniere si riparte, stavolta ci siamo, la salita ci aspetta. Arriviamo a Collio, dove so cosa mi attende solo dai numeri delle tracce di Komoot che ho riguardato troppe volte, ma sono solo numeri che danno un’idea parziale. La salita parte subito croccante, ma il mio entusiasmo e felicità per quella giornata che fino a quel momento è stata incredibile sono così alti, che non sento la fatica. Sorrido, osservo, respiro. In alcuni tratti la pendenza è davvero importante e i miei quadricipiti bruciano, ma continuo a spingere e tirare, spingere e tirare, come un mantra, “giù la testa e menare”.

Il gruppo è sfilacciato e mi ritrovo prima con un paio di persone, che mi caricano e motivano, e poi da sola dopo la sosta a una fontanella da cui sgorga l’acqua più buona e fresca che abbia mai bevuto, almeno, questa, è la percezione che ho in quel momento. Riparto. Penso alla fatica che mi accompagna, ma ancora sorrido, affronto quei tornanti che negli anni ho sempre e solo fatto in auto, penso alla serata che mi aspetta, penso che tutto ciò che mi serve è con me nelle mie borse, penso alla mia determinazione e alle parole di mio padre che prima di partire mi dice che la salita per il Maniva sarebbe stata tosta, confermo, lo è.
Poi, il blackout. La mia testa si spegne, esaurisco i pensieri motivanti, scavo, ma non ne trovo. Sono sola e mi fermo a lato della strada, prima dell’ennesima salita importante, la guardo con sguardo di resa. So che manca poco, ma sono distrutta, il mio corpo non è abbastanza allenato e la corsa in questi casi mi ha insegnato che serve la testa, ma anche lei sembra non volerne sapere. Penso che forse con dello zucchero potrei convincere almeno il mio corpo, così scavo nella mia borsa da telaio e apro il mio pacchetto di caramelle Haribo che di solito mangio in più step, ma non in quel momento, in quel momento le mangio tutte con bramosia. Un po’ mi faccio pena, un po’ mi chiedo cosa ci faccio lì. Bevo un goccio d’acqua e riparto, le gambe sono inchiodate, ma lo zucchero fa effetto. Vado, devo arrivare in cima.
Smetto di guardare i tornanti sopra la mia testa e fisso l’asfalto e la ruota anteriore. Mi dico parole gentili, trovo le ultime briciole di automotivazione, e spingo fino a che non mi si parano davanti le familiari pubblicità dell’ultimo tornante prima del piazzale del Maniva. Non so come, ma ce l’ho fatta. Ad aspettarmi c’è il bellissimo e dolcissimo sorriso di Chiara, ci diamo il cinque.

Tutto ciò che accade dopo è meravigliosamente intenso ed altrettanto emozionante.
Continua…
La traccia Komoot da Castel Mella al Monte Maniva con tappa alle Miniere di Sant’Aloisio


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