
Sono sempre stata in bilico tra la comodità della zona di comfort e il fascino del discomfort, il brivido della novità che si oppone al tepore di ciò che è già noto. È una diatriba interiore che mi accompagna da quando ho maturato la capacità di rendermene conto, del resto sono un Gemelli.
Penso troppo, e questo spesso non mi aiuta ad abbandonare le mie certezze, a buttarmi e a lasciarmi andare. Come sempre, questo trova sfogo in tutte le mie scelte e attività.
Così, se mi ritrovo davanti un’opportunità, un evento interessante, un’esperienza nuova, la mia testa inizia subito a produrre una quantità di pensieri che viaggiano a una velocità tale che se solo le mie gambe lo fossero altrettanto, sarei campionessa olimpica di mezzofondo.
Mi è capitato, proprio in questi giorni, che mi si presentasse un’opportunità.
L’evento organizzato da Visit Valle Trompia e Greenway Valli Resilienti, un bellissimo progetto finalizzato alla promozione dei territori della Valle Trompia e Valle Sabbia valorizzandone le potenzialità dal punto di vista culturale, storico e turistico. L’evento è il Valle Trompia Bike Festival, due giorni di vera e propria festa dedicata all’immenso mondo della bicicletta e alle sue molteplici sfumature.
L’evento mi solletica l’entusiasmo, complice il fatto che una social ride parte proprio da Concesio e potrei tranquillamente raggiungerla da casa e pedalare in compagnia fino al Passo Maniva dove è allestito il campo base. In più l’idea di dormire in montagna, conoscere gente nuova, provare la fatica di arrivare con le mie gambe in un posto che ho sempre e solo raggiunto in auto per poi fare del trekking, mi fa provare un brivido di entusiamo.
E fino a qui tutto bene.
Poi il mio Gemello comodo e un po’ pauroso prende la parola e iniziano i pensieri contrapposti. Sarò in grado di arrivare in cima al Maniva? Guardo la traccia e penso che in alcuni punti potrei non essere abbastanza allenata per farcela. In più non sono per niente attrezzata per portare tutto l’occorrente con me e trascorrere una notte in tenda. Gli altri saranno sicuramente più allenati e non vorrei fare brutta figura. La discesa poi, aiuto, i miei freni ne sanno qualcosa.

Costa molto ammettere questi pensieri e paure, che però fanno parte di me e mi hanno a volte limitata, seppur io abbia sempre cercato di sconfiggerli. Infatti sono sempre andata in montagna pur soffrendo la paura del vuoto e dell’altezza e chi mi ha accompagnato lo sa bene (chiedo ancora scusa, ma probabilmente al pensiero si fanno una risata).
Poi ho pensato che i limiti non avrebbero dovuto prendere il sopravvento, che il divertimento e la soddisfazione sarebbero stati nettamente superiori, una spinta dall’esterno mi convince che si può fare. Prendo coraggio e cerco di limitare i limiti. Non ho una tenda e la giusta attrezzatura e non ho il tempo e l’esperienza per provvedere, così trovo una camera all’hotel Bonardi, che per l’iniziativa ha una tariffa convenzionata. Avevo già perso le speranze di trovare ancora posto, dopo aver contattato anche altre strutture e mi sono detta “se hanno disponibilità, è destino, devi andare”.
Ed eccomi qui, sicuramente impreparata, sicuramente pronta a sbagliare tutto ciò che dovrò mettere nella minuscola e unica borsa che ho, ansiosa di ciò che mi aspetta, ma estremamente felice. I limiti, quelli che mi sono messa per troppo tempo, mi hanno sempre condizionata, mi hanno sempre fatto avere dei rimpianti. Ho deciso di provare, di buttarmi, di sentirmi anche a disagio, ma di rischiare.

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