
Il traffico e la tensione dei giorni precedenti nel raggiungere alcune spiagge in bici, hanno lasciato il segno, ma non voglio rinunciare a vedere la penisola del Sinis sul mio mezzo gentile. Così, punto la sveglia alle 5:30. Dopo pochi minuti scopro che in bagno non c’è acqua, perciò parto col viso ingommato e lo stomaco vuoto. Monto luci e lucine perché fuori è ancora molto buio, qui il sole sorge più tardi che a Brescia, allaccio il casco e parto. L’idea è quella di percorrere il periplo dello stagno di Cabras, una trentina di km pianeggianti. Mi butto sulla provinciale ed è buio pesto, penso, sei matta. Fortunatamente arrivo quasi subito in paese e imbocco lo sterrato che costeggia lo stagno, penso, non sei matta, per fortuna hai deciso di essere qui.
Non c’è nulla di particolarmente bello a livello paesaggistico, eppure, tutto lo è. I colori, i profumi, la temperatura dell’aria, l’umido, i moscerini che si incanalano tutti verso la mia luce anteriore. Mi sento libera, l’unico suono è quello della natura che si sveglia e dei miei copertoni sull’asfalto. La mia bici corre via veloce senza intoppi, mi posso guardare intorno, non ci sono auto. È meraviglioso tutto questo, ci trovo un senso.
Le luci mutano intorno a me, così come i profumi e i colori.
Incontro un gregge di pecore scortato da cani e pastori in bici. Io felice di vederli, loro perplessi.

Me la prendo con calma perché il percorso è quasi tutto sterrato ed è bene prestare attenzione. Attenzione, la bici mi ha insegnato l’attenzione. I sensi questa mattina si sono dovuti attivare molto presto. La corsa mi consente di essere più distratta, la bici no.
Mi osservo da dentro e osservo come le mie percezioni cambiano a seconda dei gesti che compio, una pedalata rotonda, una pedalata su sterrato, una buca da schivare, uno sguardo a ciò che mi circonda.
Un nuovo giorno è già qui.


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